banner.jpg
HomeRaccontiStoria del Natale e del Solstizio d'Inverno

"Lo Shiatsu è ascolto silenzioso,
è desiderio di comunicare
attraverso il contatto
delle mani"

298774
Oggi
Settimana
90
780

Associazione Professionale Operatori e Insegnanti Shiatsu

Il Soffio Vivo è Ente Formativo Convenzionato

APOS


manifesto-apos1

Leggi lo statuto APOS

 

 

Utenti Online

Abbiamo 18 visitatori e nessun utente online

 Parte I - II - III - IV     

"Da tempo immemore, in ogni angolo della terra, i nostri progenitori aspettavano, con ansia, questo giorno sacro, il Solstizio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno in cui la luce sembra soccombere al buio delle tenebre. Immensi fuochi, tra canti e preghiere, s' innalzavano al cielo, come per aiutare l’astro del giorno a riprendere il suo cammino ascendente e rilanciarsi in quella vicenda cosmica che culmina al Solstizio d’estate, con il trionfo della luce, del calore, della vita.  La Roma imperiale evocava l’inversione di marcia del sole, nei Saturnali, le feste dedicate al dio Saturno, durante le quali venivano  invertiti i ruoli sociali: gli schiavi davano ordini ai padroni, i padroni obbedivano agli schiavi.  La Roma precristiana festeggiava il Solstizio d’inverno come il dies natalis solis, il giorno della nascita del sole, che, successivamente, la Roma cristiana trasformò nel dies natalis Christi, il giorno della nascita di Cristo, la Nuova Luce nascente.  È, questo del Solstizio, il momento in cui le  foglie, perduti i fascinosi colori e le fantasiose geometrie, ridottesi a ruderi accartocciati, mescolate ormai alla Madre Terra, formano il nuovo humus, pronto ad alimentare il piccolo seme, che una mano sapiente ha affidato alla terra. È il momento della pausa, della riflessione, della meditazione, che permetterà all’uomo, attratto dalle alte vette, come il mitico Capricorno, nel cui segno il Sole entra al solstizio d’inverno, di elevarsi e riprendere, con consapevolezza, il viaggio nel labirinto della sua interiorità. È il momento del passaggio dalle tenebre alla  luce; è la deva-yana, la via degli dei, della tradizione indù; è la janua caeli della tradizione romana, la porta d’accesso, cioè, al cielo, alla sfera del trascendente, quella che alimenta la speranza.  Non a caso il solstizio d’inverno s’identifica con la festa di San Giovanni Evangelista, il Giovanni che ride della tradizione popolare, il discepolo prediletto del Cristo, che, diffondendo la sua novella, offrì al mondo intero la fiamma eterna della speranza. È quanto evocano le luci che abbiamo accese sull'abete".

 

Parte II

Dopo il 21 dicembre il sole si ferma, stanzia per tre giorni come morto. La notte del 24 dicembre il sole rinasce e la "Luce" comincerà ad aumentare, riprende il suo viaggio che culminerà nel solstizio d'estate. Anche se in modo ancora poco percettibile il giorno si allungherà; questa fase segna il passaggio dal nero al bianco, dall'attenzione ai problemi pratici e materiali, alla consapevolezza e alla spiritualità dell'individuo.  Così come il seme si prepara a rompere le zolle per emergere alla luce del sole ed il giorno comincia a guadagnare terreno sulla notte, altrettanto inizia ad aumentare la luce interiore di colui che ha intrapreso il suo cammino spirituale.  Il lento passaggio dal nero al bianco, così come l'allungarsi del giorno, vanno visti come un primo lavoro preparatorio a quella che sarà la grande purificazione dell'inconscio che avverrà nel giorno della Candelora il 2 Febbraio e che presso i Celti prendeva il nome di Imbolc. In cosa consiste questo lavoro?  I filosofi ermetici lo definivano in vari modi: sostanza mescolata, nigredo, putrefactio, etc. e lo raffiguravano come un corpo vecchio (Saturno senex, il piombo) che cominciava a decomporsi per trasformarsi in un giovane o, meglio, in due giovani (Apollo e Diana, il Sole e la Luna). Il piombo, il vecchio Saturno (la cui festa del 21 Dicembre nella Roma antica veniva detta "saturnali") è simbolo dell'inconscio appesantito, chiuso nel proprio duro guscio, ma che comincia a farsi più tenero come il seme che germoglia, che rompe i tegumenti che lo racchiudono per nascere come nuova pianta. Analogamente, per poter essere purificato, anche l'inconscio individuale deve "schiudersi". Per tutto questo tempo è stato completamente occupato da un' attività di base, istintiva, inconscia, che mira unicamente a replicare se stessa in un circolo chiuso ed eternamente identicoL'Uomo non può produrre che l'Uomo, come impone la legge del Serpente, cioè la semplice riproduzione sessuale. La Sostanza Nera dei Saturnali è l'equivalente della "morte iniziatica" che il neofita deve sperimentare per ricevere l'Illuminazione e la Conoscenza, ma ciò che realmente si vede, come i filosofi hanno più volte detto, è soltanto la "negrezza superiore", ovvero l'evento astronomico del Solstizio: la notte più lunga dell'anno.  Giano (Janus Bifrons), l'antico dio italico, padre di tutti gli dei, era posto a guardia dei solstizi che erano considerati "porte", dal Solstizio d'Inverno entrano gli Uomini, dal Solstizio d'Estate escono gli Dei.  Giano è il dio delle soglie. Narra la leggenda che gli si affiancò Saturno un dio buono e saggio (vecchio) che insegnò all'Uomo l'agricoltura e così ebbe inizio l'età dell'oro.  Il Regno di Saturno è dunque l'inizio dell'Opera, che, come detto sopra, si ha quando compare la negrezza, ossia al Solstizio d'Inverno.  Essa rappresenta Giano, ovvero la porta e la chiave, infatti la Chiave è, assieme allo scettro del potere, uno dei simboli di Giano.  Ai Saturnali (Yula) le due sostanze, quella nobile e quella volgare, sono "mescolate" e non si distinguono anzi all'inizio sembra che sia quella volgare a prevalere creando la "nigredo". Questo spiega perché durante i festeggiamenti dei Saturnali nell'Antica Roma schiavi e padroni erano posti allo stesso livello, o addirittura venivano invertiti i ruoli... 

 

Parte III

Il 21 dicembre, festa dei Saturnali nell'antica Roma, gli schiavi e i padroni si mettevano sullo stesso livello, oaddirittura venivano invertiti i ruoli. Questa usanza è sopravvissuta fino al medioevo, quando durante il periodo del Solstizio d'Inverno, a partire dal giorno di san Nicola (Sanctus Nicolaus in latino, divenuto poi Sancta Klaus ovvero Babbo Natale), nei conventi si eleggeva un giovane episcopo che dirigeva scherzi e parodie ai danni dei superiori che potevano solo accettare tali scherzi.  Altra reminiscenza dei Saturnali è il gioco d'azzardo, che pur essendo proibito nel resto dell'anno, era eccezionalmente lecito nel periodo del Solstizio d'Inverno. Si dice che i Tarocchi rappresentino il libro esoterico più antico del mondo, scritto sotto forma di gioco di carte per far si che non tramontasse mai.  Oggi a Giano  sono subentrati i due Giovanni (il Battista e l'Evangelista), posti a guardia delle Porte Solstiziali; ma ecco che, in molti dipinti, nella mano dell'Evangelista spunta la coppa, il ricettacolo, con la nota Serpe dell'Arte e, in estate, il capo mozzo del Battista segna l'inizio del declino. Oggi termini come putrefatio, nerezza, morte gloriosa, etc., possono suonare macabri, ma essi derivano dalla constatazione, una volta sotto gli occhi di tutti, che un seme sepolto nella terra prima di dare origine ad una nuova pianta deve putrefarsi, devono decomporsi i tegumenti esterni che racchiudono l'embrione della nuova pianta. La morte apparente del seme è la tappa necessaria affinché nasca la nuova vita. Il 21 dicembre, e quindi anche il Natale, rappresentano la possibilità che ogni essere vivente ha di rinascere, di cambiare la propria vita, di perdonarsi. Lasciar marcire ll vecchio Se e aiutare il nuovo Se, il giovane Se, a crescere con nuove prospettive di vita e nuovi sogni da realizzare è un dono che il Grande Creatore ci fa. Ogni anno questa festa, ma potremmo dire questo periodo, perchè festa o non festa, in questo periodo se si guarda il Cielo e si ascolta la Terra, tutto ciò, il miracolo della purefactio e della rinascita, accade lo stesso, avremmo la stessa possibilità di cambiamento sia se si chiami Natale, sia se si chiami Saturnali, sia se si chiami Solstizio d'Inverno o die natalis solis invicti. Quindi volgiamo lo sguardo all'interno e una mano verso coloro che sono più piccoli, più indifesi e meno fortunati di noi. 

 

Parte IV

“Ora mentre essi si trovavano in quel luogo, venne per lei il momento del parto e diede alla luce il suo figliuolo primogenito, Lo avvolse in fasce e Lo pose in una mangiatoia, perché non vi era posto per loro nell'albergo” (Luca, 2,6-7).

 IL 25 DICEMBRE

Secondo la tradizione cristiana, Gesù è nato nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. In questa data, il sole è appena entrato nella costellazione del Capricorno. Simbolicamente, il Capricorno è collegato alle montagne, alle grotte, e Gesù nasce proprio nell'oscurità di una grotta. Durante il resto dell'anno, la natura e l'uomo sono molto attivi ma, quando si avvicina l'inverno, molti lavori vengono interrotti, le giornate si accorciano e le notti si allungano: è il momento della meditazione, del raccoglimento, il che permette all'uomo di penetrare nelle profondità del proprio essere e di trovare le condizioni per far nascere in sé il Cristo. Ogni anno, il 24 dicembre a mezzanotte, la costellazione della Vergine sorge all'orizzonte ed è per questo che, anche astrologicamente, si può affermare che Gesù è nato dalla Vergine. In opposizione appare la costellazione dei Pesci e in mezzo al cielo si scorge la magnifica costellazione di Orione che mostra, al centro, l'allineamento delle tre stelle (la cintura) che, secondo la tradizione popolare, rappresentano i tre Re Magi.

Lasciamo da parte il sapere se Gesù sia nato veramente il 24 dicembre a mezzanotte. Quello che a noi interessa è che a quella data si verifica in natura la nascita del principio cristico, la luce e il calore che trasformano tutto. Anche nel Cielo si celebra questo avvenimento: gli Angeli, i grandi Maestri e gli Iniziati si riuniscono per rendere gloria all'Eterno e festeggiare la nascita del Cristo, il principio cosmico, la Luce che si rinnova realmente nell'universo. La notte del 24 è la più lunga. A partire da quella data, le notti iniziano ad accorciarsi e i giorni si allungano anche se in maniera impercettibile. Vi è più luce, più calore, più vita e ciò si riflette su tutte gli esseri viventi. Invece di essere coscienti dell’importanza di un evento che si verifica una sola volta all’anno, quando la natura è intenta a preparare la nuova vita, l’uomo pensa a ben altro: corre, si agita, consuma, banchetta e pian piano dimentica. Ecco perché non ne ricava nulla, anzi, in questo modo perde la grazia e l’amore dal Cielo.La nascita del Cristo è un avvenimento cosmico, è la prima manifestazione della vita nella natura, il principio di tutto ciò che esiste. Inoltre questa nascita è un avvenimento mistico, cioè il Cristo deve nascere in ogni Anima umana come supercoscienza, come amore Divino, come comprensione, come sacrificio. La nascita è dunque un fenomeno naturale e spirituale.

 La prima nascita la conosciamo tutti: è quella del bambino che nasce nel mondo fisico, con due braccia, due gambe, un naso, una bocca, i polmoni... respira, mangia, parla, cammina...

 La seconda nascita richiede anch´essa un concepimento, ma questo avviene in un altro mondo (nel mondo interiore), un mondo dove lo spirito si unisce alla materia pura, dove l'iniziato percepisce in maniera diversa tutte le cose che lo circondano, per concepire un bambino divino (l'Antropos). E quando il bambino nasce nel mondo spirituale, il suo parlare, camminare, e lavorare si esplica in favore dell'umanità e lavora per mantenere l'equilibrio tra il Cielo e la Terra. La seconda nascita significa quindi: poter entrare e vivere in un universo di un´altra dimensione. Quando l´anima e lo spirito si uniscono, mettono al mondo un seme che si sviluppa come nuova coscienza e nuova consapevolezza dell'essere. Questa nuova coscienza si manifesta come una luce interiore che scaccia le tenebre, come un calore talmente intenso che, se anche il mondo intero vi abbandonasse, non vi sentireste mai soli; come una vita abbondante che fate scaturire ovunque vi portano i vostri piedi, come un afflusso di forze che consacrate all´edificazione e alla costruzione del Regno di Dio, ma anche come un gioia, una gioia straordinaria di sentirvi in collegamento con tutto l´universo, con tutte le anime evolute, di far parte di questa immensità... e la certezza che nessuno può togliervi tale gioia. In India questo stato viene chiamato "coscienza buddhica", mentre i cristiani la chiamano "la nascita del Cristo". Certo, storicamente parlando, è un essere di nome Gesù, ma nel campo mistico non lo si chiama più con il suo nome umano, ma lo si chiama il Cristo, vale a dire il Sé superiore. Quando si dice che l´uomo fa nascere in sé il Bambino Gesù, oppure che si fonde con il suo Sé superiore, o che riceve lo Spirito Santo, o che si unisce all´Anima universale, queste non sono altro che forme diverse per esprimere la medesima realtà: prendere coscienza della propria natura divina.

(Omraam Michail Aïvanhov - Claudio Raggi)